PREMESSA

          Perché questa cronologia? Tutto prende avvio da una curiosità sorta molti anni fa a proposito del significato di un toponimo relativo ad una località che si trova sulle pendici settentrionali del Monte Giovi nel Comune di Vicchio di Mugello: La Rocca di Campestri. Trattasi attualmente di un borghetto di poche case, un tempo residenza di boscaioli e carbonai, oggi completamente restaurate e poste a metà versante alla quota di 555 metri sul livello del mare.

          Parlando di una “rocca” sovviene immediatamente l’immagine di una fortificazione posta su di un’altura, probabilmente di origine medievale; in realtà il luogo, anche se ubicato su un’area che può adattarsi all’aspetto topografico appena descritto, manca del tutto di un qualsiasi residuo strutturale che possa far pensare ad un sito difensivo o, magari, soltanto ad un avamposto di avvistamento.

          Il desiderio di conoscere qualcosa sull’origine di questo borgo mi ha inizialmente portato a consultare qualche testo di storia locale che purtroppo non mi ha condotto ai risultati sperati; ciò nonostante quelle prime letture mi hanno indotto ulteriori interessi sulla zona circostante l’obiettivo iniziale: questo mi ha indirizzato necessariamente verso un ampliamento della bibliografia e della cartografia da consultare.

          Al termine della ricerca questa “cronologia” corrisponde soltanto ad un’esigenza di pro-memoria personale, una sintesi estrema di un centinaio di testi (libri, scritti storico-scientifici, documenti d’archivio, articoli giornalistici e fonti locali) che in oltre quaranta anni ho avuto modo di consultare e che, almeno in alcune delle loro parti, ho voluto fissare. Ne è nato un estratto spazio-temporale di una limitata zona del Mugello che in questi anni ho avuto la fortuna di frequentare e amare.

          Questo lavoro ha quindi la sola modesta ambizione di considerarsi l’estremo riassunto degli scritti di vari Autori che, in qualche modo, hanno trattato delle vicende dei Popoli nei quali il versante mugellano di M.Giovi è stato nel tempo suddiviso, con particolare riferimento a quello di San Romolo di Campestri che comprende l’abitato della suddetta Rocca.

          Al fine di inquadrare i fatti della zona di mio interesse in un contesto più ampio e più chiaro ho citato date e avvenimenti relativi a territori più lontani, allargandomi talvolta all’intera regione.

Cartografia del versante settentrionale di Monte Giovi a due livelli di scala

          Le notizie dei fatti raccolti seguono un ordine cronologico; nel seguente testo il numero tra parentesi che precede la notizia si riferisce alla fonte riportata in bibliografia.

          Alcuni avvenimenti possono ripetersi con date diverse; ciò è spesso dovuto a personali interpretazioni degli Autori e, talvolta, alle difficoltà di inserire ogni notizia raccolta in un’unica data invece che in un intervallo temporale più ampio.

          Tutte le illustrazioni che appaiono nel testo, se non altrimenti indicato, sono del sottoscritto.

          Ritornando brevemente alle origini, ovvero al significato del toponimo La Rocca di Campestri, mi sono convinto che esso derivi esclusivamente dalla geomorfologia del terreno sul quale il borgo è stato edificato, ovvero una modesta spianata a metà di un versante discretamente ripido contraddistinta da un’ottima veduta sulla piana mugellana e sulla catena appenninica che la racchiude. Si tratterebbe quindi di un’accezione simile a quelle usate comunemente nel linguaggio alpinistico per indicare una analoga tipologia montuosa. A conferma di questa tesi che purtroppo cancellerebbe ogni velleità “storica” del borgo, vanno considerati anche i seguenti aspetti che secondo me sono fondamentali:

  1. La consultazione dei testi riportati in bibliografia e che trattano in qualche modo del Mugello mi ha fatto incontrare l’abitato della Rocca solo in due tarde citazioni marginali: una come casolare di dieci famiglie nella Guida del Mugello e della Val di Sieve di Francesco Niccolai del 1914, l’altra come due case sole, abbandonate da poco, coi vetri rotti in Lettera a una professoressa dei Ragazzi di Barbiana del 1967.
  2. Nella cartografia storica consultata l’abitato de La Rocca di Campestri l’ho trovato per la prima volta indicato nel Catasto Generale del 1835 dove è rappresentato da un unico edificio con una superficie ridotta rispetto a quella occupata attualmente e con un piccolo annesso di probabile uso agricolo. Manca poi del tutto nelle tavole fondamentali delle Piante di Popoli e Strade dei Capitani di Parte Guelfa (1580-1595) quando rappresentano con dovizia di particolari tutti gli edifici presenti nel Popolo di San Romolo a Campestri e dintorni.
  3. La più antica citazione dell’abitato de La Rocca di Campestri che ho rilevato nei documenti conservati nell’Archivio di Stato di Firenze si trova in un atto del Catasto Lorenese del 1776 dove è rappresentato come casa da lavoratore di 8 stanze comprensiva di stalla e capanna: quasi sicuramente lo stesso edificio cartografato nel 1835.

          La data del 1776 mi fa ragionevolmente supporre che le più antiche costruzioni del borgo siano riferibili proprio alla seconda metà del XVIII secolo. E’ proprio in questo periodo infatti che vennero riprese le attività di taglio boschivo interrotte nel 1559 da Cosimo I per salvaguardare l’area appenninica dai rischi idrogeologici che già allora provocavano ingenti danni al territorio. La liberalizzazione voluta oltre 200 anni dopo dal Granduca Pietro Leopoldo rappresentò una discreta opportunità lavorativa e, conseguentemente, innescò una massiccia migrazione, anche interregionale, verso i boschi del Mugello da parte di boscaioli e carbonai; è quindi molto plausibile che la necessità di alloggi da parte di questo surplus di manodopera abbia dato origine al nucleo originale della Rocca di Campestri.